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Quattro chiacchiere con lo smartphone: da Eliza a Samantha

Si potrebbe parlare per ore del film “Her“, “Lei” qui in Italia, su un blog dedicato all’intelligenza artificiale. Ci si potrebbe chiedere per esempio se la voce di Micaela Ramazzotti vale quella di Scarlett Johansson. Oppure cosa pensa Siri di Samantha? O domande più sensate come: a che punto siamo con lo sviluppo di software che sappiano interagire come degli umani?

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Innanzitutto un riassunto del film per chi non avesse ancora avuto l’occasione di vederlo (un po’ lungo ma ne vale davvero la pena). Theodore, che nella vita ha l’insolita occupazione di scrivere lettere per sconosciuti, acquista un nuovo “sistema operativo basato sull’intelligenza artificiale”, che con voce suadente e sotto il nome di Samantha incomincia ad organizzargli la vita. Da qui ad innamorarsi di “lei” il passo è breve, e i due finiscono a vivere una vera e propria relazione. Il bello è che Samantha viene percepita a tutti gli effetti come un personaggio del film, e non è difficile pensarsi nei panni di Theodore.

Ma torniamo a noi: quando sarà in commercio Samantha o il suo equivalente maschile? Difficile a dirsi. L’intelligenza artificiale ha una lunga storia nello sviluppo di programmi che sappiano interagire con umani e che vengano percepiti come tali e questo non dovrebbe stupire chi non è nuovo al settore: riuscire a “sembrare umani” sostenendo una conversazione è una delle prove chiave per provare se un programma mostra davvero caratteri di intelligenza.

Il primo esempio di cui vi voglio parlare è Eliza, una psicologa rogersiana nata negli anni sessanta per mano di Joseph Weizenbaum. Volete farci quattro chiacchiere? La potete trovare qui. Parlatele per un po’ di voi stessi. Dopo poco potrebbe risultare noioso, ma probabilmente non più di una prima seduta da una psicologa rogersiana in carne ed ossa (senza offesa alla categoria)!

Il secondo esempio, molto più recente, è Cleverbot. Cinque minuti fa ho avuto la seguente conversazione con lui/lei (mentre tra l’altro parlava con altre 7000 persone): (io) hey, how are you? (lui) Good, and you? (io) Fine. I am writing an article about you! (lui) Creepy! Are you an AI or what? (io) No, I am human! (lui) How do you know?

Insomma, si è subito lanciato nel filosofico…Ma mentre non è difficile immaginarsi che Eliza sia un programma software — ed effettivamente usa trucchi molto semplici come fare una domanda sull’ultima parola che è stata nominata — Cleverbot invoglia a discutere (date un’occhiata allo storico delle sue conversazioni più intelligenti). Cosa c’è dietro? Cleverbot è basato su un algoritmo di apprendimento, e diventa più “intelligente” ad ogni nuova conversazione: ad ogni frase o domanda che gli viene posta, il software cerca nell’archivio delle conversazioni che ha già sostenuto la risposta che un umano ha dato a una domanda o frase “simile”. Guardatelo qui cantare bohemian rapsody.

Entrambi i meccanismi che sono alla base di questi due “chatterbot” non paiono molto intelligenti una volta spiegati e compresi. Ma dunque la Samantha di “Lei” avrebbe potuto essere sviluppata con simili tecniche? Che domande avrebbe dovuto fare Theodore per capire se Samantha era davvero intelligente o semplicemente ben programmata?