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Incentivi elettorali: che voglia di andare ai seggi!

In queste ultime settimane mi è capitato di osservare diversi manifesti elettorali in vari paesi d’Europa, scoprendo una sorprendente comunità di intenti nell’affermare “No all’Europa”. La lista Tsipras tra le poche eccezioni all’originalità dilagante del tema in questione. Siccome sedersi ad un tavolo di Bruxelles assomiglia in qualche modo a pagare alla romana, per evitare di rievocare lo spirito di Nash mi sono subito chiesto chi avesse più incentivi ad andare a votare: gli anti-europeisti o i pro-europeisti?

Il problema è arduo: uno dei più sorprendenti paradossi nell’analisi degli incentivi di un sistema elettorale sta proprio nel fatto che, nella stragrande maggioranza dei casi, non c’è alcun incentivo per andare a votare! L’apporto dato dal voto individuale è talmente basso che non vale la pena incorrere nei costi necessari per recarsi al seggio. In certi casi, addirittura, potrebbe essere meglio restarsene a casa!

Andiamo per esempio in Francia, dove si usa il sistema uninominale a doppio turno per eleggere il presidente. I tre candidati sono i soliti Gastone, Paperoga e Paperino (visto il paese forse farei meglio a chiamarli Gontran Bonheur, Popop e Donald Duck). La regola è la seguente: si vota per il proprio candidato preferito, al primo turno si scelgono i due candidati che prendono più voti, e al secondo turno si decide il vincitore con un ballottaggio tra i due candidati che hanno passato il primo turno. Ecco i dati raccolti nell’elezione (ci sono solo 56 votanti in questa Francia immaginaria):

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Passano il primo turno i due candidati Gastone e Paperoga, rispettivamente con 15 e 27 voti. Al ballottaggio si assiste ad un clamoroso ribaltone: vince Gastone (al solito…) con 29 voti contro 27, appoggiato al secondo turno dall’elettorato di Paperino. Concentriamoci bene su una parte dell’elettorato data da ben 25 persone che votano per Paperoga al primo turno, ma che in caso di sconfitta vorrebbero Paperino presidente piuttosto che Gastone (notare che ci sono altri due votanti con le stesse preferenze). Questi elettori, scontenti del risultato, si accorgono che farebbero meglio a restare a casa al primo turno! Vediamo perché: senza i 25 elettori pro-Paperoga sono Gastone e Paperino a passare al secondo turno, rispettivamente con 15 e 14 voti. Al secondo turno i due votanti rimasti in favore di Paperoga appoggiano Paperino piuttosto che Gastone, ed ecco che il gioco è fatto: Paperino presidente. Dunque per 25 votanti (più del 40% dell’elettorato) l’incentivo c’è, ma consiglia di restarsene a casa!

Chiudiamo la parentesi, e rispondiamo alla domanda iniziale sugli incentivi elettorali pro o contro l’Europa. La discussione poco sopra mostra come gli incentivi ad andare a votare non provengano dalla possibilità di influenzare il risultato. Vanno piuttosto cercati in qualcosa di esterno al meccanismo elettorale: far sentire la propria voce, fare il proprio dovere… Questo solitamente gioca a favore di chi ha una causa ben precisa (No all’Europa), e la restante parte dell’elettorato magari non resiste a un bel pomeriggio al mare. Conclusione? Se siete pro-europeisti o senza una particolare motivazione per l’una o l’altra causa, createvi un incentivo per andare al seggio questo weekend. Promettetevi un aperitivo premio, una cena fuori. Ci sono anche probabilità non nulle che incontriate l’uomo o la donna della vostra vita al seggio. Fatevelo prescrivere dal medico. Ma andate a votare.