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Cocktail veneziano: cooperazione e competizione

Cosa c’è di meglio di un bel bacaro tour a Venezia per festeggiare un recente successo? Certo, cos’è un bacaro? Un baretto, di cui Venezia è piena, dove si entra a bere un’ombra di vino e sgranocchiare una varietà di cicchetti.

Eccomi dunque in compagnia del mio amico Emiliano, appena scesi in stazione Santa Lucia e pronti per cominciare. Per complicare le cose durante il viaggio abbiamo stabilito alcune regole. Faremo a turno per decidere dove andare: all’uscita di ogni bacaro uno dei due deciderà se andare a destra o a sinistra, entreremo nel primo bacaro che incontriamo, e chi ha scelto la direzione si preoccuperà di pagare. Venezia è parecchio intricata, ed ecco la mappa risultante:

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Ogni nodo/quadratino disegnato sul sottobicchiere indica un bacaro, ed il numeretto corrisponde al prezzo di un’ombra. Come vedete ce n’è per tutti i gusti. Bisogna ora aggiungere che entrambi siamo parecchio squattrinati, e conoscendo abbastanza bene Venezia punteremo ad ogni scelta verso il bacaro meno caro. Inoltre, già dopo la prima ombra saremo un po’ annebbiati – per non parlare dell’ultima – e non ci metteremo certo a pensare a dove arriveremo tra due o tre bacari, né cercheremo di portare l’amico in una zona cara soltanto per godere alla vista del suo portafoglio che si svuota. Che amici saremmo altrimenti?

Via! Partiamo dalla stazione (nodo in alto a sinistra). Scelgo io: vado a sinistra verso Cannaregio dove pago 2 euro per un’ombra di vino (doppia freccia sul sottobicchiere). Ottimo posto. Tocca a Emiliano: va a destra, sapendo che arriveremo a San Polo e pagheremo una seconda volta solo 2 euro a bicchiere. Il tempo di terminare il mio vino e mi accorgo che la mia prossima scelta mi costerà assai cara: a destra mi troverò a pagare 10 euro a bicchiere, e a sinistra 8. Maledetti turisti. A malincuore giro a sinistra e finiamo in zona San Marco a bere al prezzo di 8 euro al bicchiere. Finisco i soldi. Ci siamo divertiti, certo, ma al prezzo di ben 24 euro in totale (siamo in due).

Avremmo potuto fare meglio? Certo, se Emiliano fosse andato a sinistra alla sua prima scelta, verso le Fondamenta Nuove, avrebbe sì speso un euro in più per pagarci da bere, ma alla scelta successiva io avrei speso soltanto un euro a bicchiere invece che 8. Avremmo potuto proseguire il giro ancora per parecchie ombre! Maledetto vino, o maledetti incentivi?

Morale della storia: il cammino ottimale (a costo minimo) per una società, nel nostro piccolo caso formata da me e dal mio amico Emiliano, è irto di scelte prettamente personali, in cui gli incentivi puntano a deviare dal cammino ottimo per seguire il proprio tornaconto personale. Servono regole, leggi, convenzioni, contratti per poter garantire una cooperazione efficace. Vi ricorda qualcosa? Il MOSE non è poi così lontano…