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Vox populi: democrazia diretta vs rappresentativa

Il sole splende limpido ed autunnale nel piccolo paese di Trefornaci, come d’abitudine in un giorno di elezioni. I tre quartieri del paese, Fornaci, Argini e Centro, sono chiamati a scegliere il nuovo sindaco. Due i partiti che si contendono la poltrona: il partito della talpa, simbolo di rinascita in una terra un tempo contadina, e il partito della trota, il piatto tipico della zona.

Il voto è stato preceduto da lunghi dibattiti sulle tre principali questioni che scaldano gli animi in paese da qualche anno a questa parte. Il partito della talpa vuole chiudere le fornaci, inquinanti e poco redditizie, rendere il canale nuovamente navigabile, e chiudere al traffico il centro. Il partito delle trote rappresenta lo status quo, ed è all’altro estremo dello spettro: propone di tenere in funzione le fornaci, non fare investimenti azzardati sul canale, e soprattutto lasciare aperto il centro alle auto.

Gli elettori sono molto divisi. I fornaciari non appoggiano certo le talpe nel loro progetto di chiusura industriale, ma non disdegnano i progetti di rendere il paese più verde, e potrebbero vedere di buon occhio l’idea di ricollocarsi nella manutenzione del canale. Gli abitanti del centro non vogliono perdere i proventi del traffico urbano, d’accordo con quelli del quartiere Argini. Tutti sono però obbligati a fare dei compromessi: voteranno per il partito con cui sono d’accordo sulla maggior parte delle questioni. Ecco che si fa sera, ed escono i risultati:

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Il partito delle talpe è fuori di sé dalla contentezza per una schiacciante vittoria di 2 voti contro uno, ed altrettanto raggianti sono i suoi elettori di Fornaci ed Argini. Ma a rovinare la festa ecco che alcuni abitanti del Centro fanno notare agli abitanti del quartiere Fornaci che, in caso di voto diretto sull’arresto delle industrie, avrebbero avuto la maggioranza e ne avrebbero femato la chiusura. Ed altri abitanti del Centro suggeriscono agli abitanti degli Argini che, in caso di voto diretto sulla chiusura del centro alle auto, avrebbero una maggioranza per lasciarlo aperto. Ecco che il partito delle talpe si trova a perdere la sua rappresentatività su due questioni su tre, ossia su una maggioranza delle questioni, nonostante sia risultato vincitore. Le bottiglie di spumante tornano in frigo, nella confusione generale.

[Il dibattito sui pregi e i difetti della democrazia rappresentativa rispetto a quella diretta è molto vasto, e non si può certo ridurre ad una disputa tra quartieri. La situazione sopra riportata è nota come paradosso di Ostrogorski, scienziato politico nato in Bielorussia alla fine dell’800 ed autore di un saggio monumentale in attacco al sistema dei partiti politici (“La democrazia ed i partiti politici”, edizione italiana Rusconi). Le soluzioni proposte da Ostrogorski al voto rappresentativo – o voto per “piattaforme di opinione” per usare la sua terminologia – potrebbero risultare anacronistiche, ma offrono spunti interessanti per democrazie un po’ arrugginite come le nostre.]