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Cambio quartiere perché qui ci sono troppi immigrati

Correndo in auto sulla tangenziale della mia nuova città francese, mi accorgo di uno strano fenomeno. Alla mia destra si susseguono villette e simpatici quartieri inondati di platani, mentre alla mia sinistra imponenti blocchi di appartamenti mi tolgono ogni desiderio di prendere la prossima uscita. Ovvio, sto percorrendo la tangenziale in senso orario.

Memore degli avvenimenti che ancora fanno i titoloni dei principali giornali d’oltralpe, mi domando come simili fenomeni di segregazione siano ancora possibili in una società moderna e progressista. Tanto per esagerare, la mappa che segue è la città di Detroit, dove in rosso sono le case dei bianchi e in blu quelle dei neri:

detroit

Proviamo a ripetere un famoso esperimento, proposto dal premio Nobel Thomas Schelling nel lontano 1971. Supponiamo di vivere in una società in cui coesistono due comunità ben distinte, ma molto aperte l’una nei confronti dell’altra. Chiunque accetterebbe di vivere in un quartiere misto, anche se circondato dal 50-70% di persone appartenenti ad una comunità diversa dalla propria. Certo, quando qualcuno si ritrova ad avere la stragrande maggioranza dei vicini, diciamo più del 70%, dell’altra comunità, si dà per vinto e cambia quartiere.

Tutti abbiamo una lieve preferenza a vivere in un ambiente a noi familiare, e non sembra certo una tendenza esecrabile. Resta da porsi la seguente domanda: cosa succede a livello globale? Qual’è l’effetto sociale di queste piccole e apparentemente innocue attitudini? Provatelo da voi, prendendo un foglio a quadretti e colorando metà dei quadretti di rosso e metà di blu, lasciando un po’ di quadretti vuoti per permettere gli spostamenti. Una volta colorato il foglio, ogni volta che trovate un quadretto rosso circondato da meno del 30% di quadretti dello stesso colore, spostatelo in una parte del foglio a caso che sia per lui accettabile. La stessa cosa con i quadretti blu. Potete anche risparmiare carta e simulare tutto il processo in fondo a questa pagina.

Il risultato è sorprendente: molto rapidamente osserverete le due comunità formare isole uniformi di quadretti rossi e di quadretti blu, originando un fenomeno segregativo tanto più forte tanto più si alza il limite della tolleranza. Anche se a livello individuale è soltanto presente una lieve ed innocente tendenza a non trovarsi in netta minoranza sul proprio quartiere, ecco che a livello collettivo il fenomeno si amplifica fino alla totale segregazione. Siamo intrinsecamente cattivi? No, serve soltanto un buon piano regolatore!

[Approfondimenti: l’articolo originale di Schelling del 1971, scritto senza che i computer lo aiutassero per le simulazioni. La mappa della segregazione a Detroit è presa da questo sito che contiene un esempio simpatico del modello di Schelling tra uova di colore diverso]