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Opere di sorveglianza digitale

Abito in una city talmente smart che qualsiasi impiegato comunale sa dove mi trovo (facile), se sono di buon umore (fattibile), se andrò al cinema questa domenica pomeriggio come lo scorso weekend o se non me la sentirò ad uscire di casa con questo freddo (imprevedibile). Ho dimenticato il mio dispositivo intelligente indossabile in una bici pubblica ieri sera, e il mio medico sta ricevendo statistiche senza senso, per non parlare del mio consumo stellare di calorie registrato nella mia app sulla dieta. Insomma, è decisamente l’ora di mettere alla prova tutto questo entusiasmo tecnologico (uno dei pochi fronti su cui la società si ritrova entusiasta di questi tempi), e chi meglio della comunità artistica per svolgere questo ingrato compito?

Diamo un’occhiata a quanto è passato a Transmediale, festival berlinese di enorme successo, che oltre a confermare qual’è la città più progressista d’Europa al momento, solleva parecchie questioni sul problema della raccolta senza precedenti di dati personali in rete. “Capture All” è il tema di quest’anno. Qualche esempio? Stakhanov, un moderno oracolo che fonda le sue previsioni sul potere del “cloud”, presentata dalla rete Art is Open Source. O le foto dettagliatissime di un immenso data center in Internet Machine, un guscio impersonale che racchiude i milioni di frammenti delle nostre vite digitali.

Le performance, video, installazioni e conferenze sono tanto varie quanto le possibile risposte alla costante perdita di privacy a cui stiamo assistendo — risposte tanto individuali quanto inutili, vista la dimensione delle aziende a cui appartengono i dati, e la portata sociale del fenomeno. Si parte dalla registrazione totale dei dati di un’individuo finalizzata alla creazione di un’azienda/persona (JenniferLynMorone) allo sviluppo di un plugin per Firefox che clicchi a caso le pubblicità online in modo da offuscare il nostro profilo di ricerca (AdNauseam). Due valide alternative al tentativo, ormai vano, di cancellare più di dieci anni di foto imbarazzanti su Facebook.