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Il grande balzo in avanti – Liveblogging from IJCAI-2015

Come risolvere i grandi problemi della nostra epoca, come il cambiamento climatico, la produzione e distribuzione di energia, la prevenzione di crisi economiche ricorrenti o la comprensione di un sistema macroeconomico sempre più complesso? I dati ci sono, e sono anche troppi! La potenza di calcolo forse, o ci sarà presto. Mancano gli algoritmi. Per esempio un’intelligenza artificiale non-specifica, in grado di apprendere e risolvere problemi per cui non è stata programmata.

Questa la missione di Deep Mind, una startup ormai nota al grande pubblico dopo l’acquisizione di Google nel 2014. Una missione che fortunatamente comprende la pubblicazione dei loro risultati a conferenze come questa. Risultati che mostrano senza ombra di dubbio segni di intelligenza mai visti prima.

Puntano in alto: l’idea è di dare in pasto ad un algoritmo una semplice sequenza di pixel, come nel caso dell’occhio umano. Senza alcuna informazione complementare, l’algoritmo deve passare all’azione imparando la strategia ottimale con tentativi ed errori. Dove incominciare? Dai videogiochi, simulatori già pronti di situazioni reali (dai videogiochi Atari, come primo passo). L’algoritmo riceve la semplice schermata, niente spiegazioni sui bottoni o le regole del gioco, e viene lasciato ad esplorare possibili strategie, con l’ovvio scopo di massimizzare il proprio punteggio o non perdere la partita. Il risultato, letteralmente sorprendente in certi giochi, è che l’algoritmo dopo poco tempo non soltanto impara a vincere, ma “inventa” strategie per guadagnare punti in maniera rapida e a basso costo:

Altre incredibili applicazioni ci avvicinano ai profondi meccanismi dietro al nostro modo di ragionare. Ad esempio, un algoritmo programmato per imparare a riconoscere le forme dei numeri, appositamente programmato per “vedere” come un occhio umano con un’area di attenzione, modificherà automaticamente il proprio modello di apprendimento seguendo la scrittura del numero, come se una penna lo stesse disegnando. Questo è il bello di “programmare” un’intelligenza: in ogni momento possiamo osservare i suoi “stati cerebrali” e capire cosa sta facendo per imparare.

Le applicazioni a cui puntano sono innumerevoli. Una tra tutte è la sanità, onnipresente nei dibattiti sul prossimo campo di applicazioni dell’intelligenza artificiale, visto l’enorme massa di dati disponibile e la complessità dei problemi di diagnosi, di definizione e valutazione di trattamenti terapeutici (ed anche per la vastità del giro di affari).

E il segreto di questo successo? Quasi 100 persone (un intero dipartimento di informatica) reclutate negli ultimi due anni, tutte a lavorare sullo stesso algoritmo. E continuano ad assumere!