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Percepire l’intelligenza oltre il test di Turing – Liveblogging from IJCAI-2015

Era di un anno fa la notizia che un 12-enne ucraino (in realtà un algoritmo) ha passato il test di Turing, da più di cinquant’anni il metodo utilizzato per rilevare intelligenza in un sistema artificiale. Il test non è in realtà mai stato un problema centrale nella ricerca in IA, era piuttosto una risposta — forse evasiva — a una domanda filosofica, non un problema rivolto ai ricercatori di un campo che ancora non esisteva. Oggi ad IJCAI un panel raccoglie esperti dal mondo della ricerca universitaria e industriale su come ripensare il test di Turing. Non tanto per arrivare ad una nuova definizione di intelligenza, quando per dare nuove sfide alla comunità scientifica ed arrivare a creare sistemi che vengano davvero percepiti come intelligenti.

Il test originale era incentrato sul linguaggio — un algoritmo è intelligente se in una conversazione non riesco a distinguerlo da un essere umano — ma era troppo facile da ingannare, fingendo ad esempio di essere una psichiatra come Eliza, o un ragazzino non troppo bravo in inglese come Eugene. Per restare in ambito linguistico, una vera e propria sfida è stata lanciata da già due anni e prevede un premio di 25mila dollari a chi passerà un nuovo test, chiamato Winograd Schema Challenge. Il test raccoglie un insieme di domande cognitivamente molto difficili da risolvere come la seguente:

“Sara urlò a Giulia perché era molto arrabbiata. Chi era arrabbiata?”
La risposta corretta è Sara.
“Sara tranquillizzò Giulia perché era molto arrabbiata. Chi era arrabbiata?”
La risposta corretta è Giulia.

La seconda grande sfida potrebbe combinare un comportamento intelligente dal punto di vista linguistico con aspetti più fisici della percezione come il movimento e la vista. Ad esempio riuscire a montare un mobile IKEA in assistenza ad un essere umano. Vogliamo guardare lontano? Questa sfida ci porterebbe dritti ad inventare assistenti per costruire una colonia su Marte.

Un ultimo contributo suggerisce di ispirarsi ai problemi di ogni giorno per costruire le grandi sfide per la comunità scientifica. Partendo dal mondo della ricerca: con migliaia di articoli scientifici pubblicati ogni anno nel solo campo della medicina, è impossibile per un essere umano restare aggiornato. Interi team di ricercatori si dedicano a “mappare” la letteratura per poter pubblicare qualcosa di nuovo, per non parlare del numero spropositato di ipotesi e collegamenti tra ambiti differenti che oltrepassa ogni limite umano. Ma sembra che una sfida più vicina al grande pubblico sia già stata lanciata: costruire una squadra di calcio artificiale che vinca i mondiali entro il 2050…abbiamo 35 anni di tempo per farcela!