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Primi esperimenti di legislazione partecipativa

La democrazia partecipativa è un algoritmo sociale di alto livello, che possiamo immaginare composto da un grande numero di sotto-strutture ben collegate tra loro. Un’altra fondamentale caratteristica è che questo metodo, per dare risultati, non può ridursi alle sole procedure, ma ha bisogno di profonde riflessioni sociologiche e, se necessario, di ricorrere alla formazione alla partecipazione. Il metodo ha i suoi rischi, ma è anche talmente affascinante che la tentazione di metterlo in pratica è molto forte. Soprattutto ora che ne abbiamo i mezzi.

La legislazione a proposito della rete si presta a sperimentare strumenti di partecipazione e co-creazione con gli utenti della rete stessa. I soggetti sono sufficientemente toccati dall’incentivo a far sentire la propria voce – ogni tanto anche troppo – e gli strumenti da utilizzare sono loro di più facile comprensione. La Francia, per lanciare la republique du numerique, l’equivalente legislativo della nostra agenda digitale, propone un intero sito dove leggere, votare e proporre modifiche a tutti gli articoli della futura legge.

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E’ sufficiente avere un indirizzo e-mail o un account Facebook (e sapere un po’ di francese, anche se il sito contiene un sorprendente riassunto in inglese) per esplorare questa interessante piattaforma. Si va dalle classiche restrizioni sull’uso dei dati personali alla diffusione dei dati delle agenzie governative sulla piattaforma www.data.gouv.fr. Fino al diritto alla morte digitale e alle delicate regolamentazioni sulla neutralità della rete.

Dal punto di vista algoritmico il sito trabocca di problemi, che all’occhio del ricercatore si trasformano subito in interessanti sfide. Ad esempio, come fare ad evitare che la stessa idea venga proposta più volte, disperdendo il peso dei voti? Come classificare automaticamente gli argomenti a favore da quelli contrari, e controllare che non ci siano falle logiche o concettuali? Come verificare in tempo reale quali leggi si trovino in conflitto con una determinata proposta?

Il ministero francese si è impegnato a leggere tutto quanto venga prodotto sulla piattaforma, ovviamente dando più peso alle proposte più votate. Questo significa che dovranno saper selezionare le buone idee in mezzo a parecchio rumore di fondo, ma garantisce che alcuni articoli saranno effettivamente sviluppati in spirito collaborativo. Questi sono soltanto i primi esperimenti: il “mercato” della democrazia partecipativa, se così possiamo chiamarlo, non sembra ancora essere pronto. Ma come per migliaia di altre applicazioni nel settore informatico la tecnologia è a portata di mano, basta soltanto creare la domanda. Governi, all’opera!