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Due proposte per misurare il benessere collettivo

Ci sono quattro francesi, un cinese e un tedesco…sembra una barzelletta, ma è un seminario in università. Capita spesso di trovarsi davanti a un pubblico di questo tipo (chiaramente lavoro in università francese), ed ogni volta mi trovo davanti allo stesso dilemma: faccio la presentazione in francese o in inglese?

Stavolta decido di attaccare il problema in maniera razionale. Chiedo a tutti i partecipanti di indicare su un foglio di carta il loro grado di soddisfazione da 1 a 10 nel caso che io parli inglese, e lo stesso nel caso in cui parli francese. I francesi, si sa, non amano parlare inglese, ma ci sono anche una cinese e un tedesco tra il pubblico. Ecco i dati:

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Sembra una scelta ovvia, parlare francese massimizza la somma delle utilità con 48 punti contro 34 (la coppia che brinda conta per due). Se parlassi inglese l’utilità media dei partecipanti sarebbe di 5.6, mentre la scelta del francese mi permette di alzare questo indicatore a 8.

Stavolta però non mi voglio fermare all’intuizione. Scorrendo qualche libro scopro che massimizzare la media delle utilità individuali di una società (o massimizzarne la somma, che è equivalente visto che il numero di persone è fisso) è una misura del benessere sociale che traduce una tanto celebre quanto ambigua frase di Jeremy Bentham: “il massimo della felicità per il massimo numero di persone”.

Questo significa che ci sono misure di benessere alternative? Effettivamente mi accorgo che siccome la povera studentessa cinese non parla francese, su un seminario di un’ora capirebbe forse soltanto il mio nome e cognome, e dunque dovrei dare un peso maggiore all’utilità di chi è più sfavorito. Se scegliessi il francese infatti, l’utilità dell’individuo più sfavorito (studentessa cinese) sarebbe di 2, mentre se scegliessi l’inglese sarebbe di 4 (francese con bandierina). Misurare il benessere collettivo secondo l’utilità dell’individuo più sfavorito è una misura che si ispira ai lavori del filosofo John Rawls.

Chi dovrei ascoltare dunque? Oggi io parlerò inglese, perché in una situazione semplice come la scelta della lingua è importante massimizzare il numero di persone che mi capiscono, piuttosto che la loro utilità. In situazioni più complesse non è sempre chiaro quale delle due misure uno debba seguire (e ne esistono parecchie altre), ma aggiungere un tocco di eguaglianza a una misura di benessere non può certo far male. Come è facile immaginare, le due diverse proposte di alzare la media delle utilità o alzare l’utilità del più sfavorito possono portare a conseguenze radicalmente differenti.