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Algoritmi sociali per fronteggiare la crisi dei rifugiati? – Liveblogging dalla Toulouse School of Economics

Qualche numero: 20 milioni di rifugiati nel mondo, di cui l’86% accolti da paesi in via di sviluppo. La situazione attuale in europa: il meccanismo di condivisione approvato in settembre stabilisce quote per ogni paese, tenendo in considerazione la popolazione, il PIL per persona, la quantità di rifugiati già presenti sul territorio, e il tasso di disoccupazione. Il meccanismo di allocazione è molto informale: uno stato che cerca rifugiati da accettare chiede ai richiedenti asilo in un altro paese le loro preferenze sullo stato dove vorrebbero andare, valuta le loro competenze, e decide chi e quanti accettarne. Il risultato: 60.000 trasferimenti pianificati, 200 effettuati.

Chiaramente serve un migliore meccanismo di allocazione.

Hillel Rapoport dalla Paris School of Economics e Eiko Thielemann dalla London School of Economics stanno discutendo di come attaccare la crisi dei rifugiati utilizzando tecniche di matching (algoritmi simili a quello usato su queste colonne per organizzare una gita al mare, un problema decisamente meno pressante).

Una proposta è la seguente. Innanzitutto viene organizzato un mercato a partire dalle quota già stabilite. Gli stati dove il prezzo di accoglienza (in termini monetari, politici e sociali) è più alto possono pagare per ridurre la loro quota, e viceversa gli stati dove il prezzo è più basso possono farsi carico di una porzione maggiore di rifugiati. A questo punto, un meccanismo di allocazione basato sul matching decide quale stato è responsabile per quale persona, tenendo in considerazione sia le preferenze degli stati (per esempio sulle competenze richieste) che dei rifugiati (per esempio preferenze linguistiche). Algoritmi già testati sul campo, come ad esempio quelli utilizzati per decidere a quale scuola allocare gli studenti.

Qualche possibile problema? Serve un controllo per evitare che uno stato non si mostri meno attraente di quanto non lo sia, e quindi influenzare le preferenze dei richiedenti asilo (ad esempio attraverso multe legate al prezzo di mercato sopra stabilito). Ma il principale problema potrebbe essere politico, dovuto alla “mercificazione” di un problema umanamente molto sensibile. Purtroppo un mercato parallelo (e inefficiente) è già in atto, visto che sono previsti 6000 euro per ogni rifugiato riallocato e una multa dello 0,002% del GDP per ogni rifugiato non accettato al di sotto della propria quota.

Il dibattito è aperto. Il parlamento europeo ha già approvato la raccolta delle preferenze dei rifugiati, punto di partenza per poter implementare un meccanismo di matching. Questa volta non si tratta soltanto di trovare l’algoritmo perfetto, ma quello che sia anche politicamente più accettabile.