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Disoccupazione tecnologica e reddito di base

L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro – è un’espressione troppo delicata per una costituzione che dovrebbe attraversare i secoli. Se nel novecento il lavoro poteva apparire solida pietra su cui fondare tutti i rapporti sociali di uno stato nascente, vivere nel ventunesimo secolo sembra piuttosto relegarlo in uno dei tanti fascicoli con l’etichetta “problema”.

La disoccupazione tecnologica vede le cause della mancanza di impiego nell’avanzamento esponenziale della tecnologia. Non c’è (ancora) modo di capire quali siano effettivamente le cause dell’alta disoccupazione che stiamo osservando, l’economia globale è un sistema troppo complesso, ma l’ipotesi sembra essere plausibile. Sempre più studi inoltre mostrano quanti mestieri saranno presto automatizzati, e non necessariamente rimpiazzati da nuovo impiego.

Per capire quanto considerazioni di questo tipo non siano fantascientifiche ma di attualità, basta dare un’occhiata al recente rapporto del Conseil National du Numerique francese (CNNum) sul futuro del lavoro (qui un articolo di Luca de Biase al riguardo). La Francia, paese la cui monolitica burocrazia e il generosissimo sistema di aiuti è finanziato ampiamente dal lavoro salariale, si trova da anni stritolata dal problema del lavoro. I politici non fanno che ripetere la parola “emploi” ad ogni discorso. E il CNNUm suggerisce di rispondere a una rivoluzione tecnologica senza precedenti con una rivoluzione sociale senza precedenti.

Istituire un reddito di base, o reddito minimo garantito, non è un’idea nuova, e lo spettro dei suoi promotori può variare da un marxista a un neo-liberista radicale. Questo a dimostrazione della varietà di declinazioni che una tale misura può avere. Senza necessariamente dover collettivizzare gran parte dell’economia, si potrebbe semplicemente unificare aiuti sociali, la pensione e tutti i contributi statali alla persona in un unico reddito garantito (una semplificazione che da sola porterebbe a non poche economie per le casse dello stato). Vista la complessità del problema, la raccomandazione del CNNum è di non tardare a studiare e sperimentare diverse declinazioni di reddito universale garantito, nella speranza di scoprire come disinnescherebbe il “problema del lavoro”. Esperimenti simili sono già in atto, nella città olandese di Utrecht ad esempio.

La Francia è un paese tradizionalmente conservatore ma che ha saputo abbracciare e proporre tecnologie innovative e grandi cambiamenti sistemici, sempre con un occhio a proteggere i lavoratori. Una volta che questi saranno scomparsi, saprà proteggere i propri cittadini?