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Bravo AlphaGo!

AlphaGo è il primo software a ricevere il nono dan al gioco di Go, corrispondente ad una capacità di gioco “divina”. Lo ha meritato battendo Lee Sedol, uno dei campioni del mondo, su cinque partite, vincendone quattro e perdendone una. La penultima partita ha reso il gioco interessante: Lee ha vinto giocando da secondo, ed ha chiesto espressamente di giocare da primo per dimostrare che, pur perdendo la partita a cinque, sarebbe stato in grado di vincere contro AlphaGo con entrambi i colori. Fallendo, in una partita che a detta dei migliori giocatori di Go sarà studiata a lungo.

Sebbene l’intelligenza artificiale abbia recentemente conquistato, se non le prime, le terze o quarte pagine dei giornali, è sicuramente la prima volta per il gioco del Go. Il tono di certi titoli resta sorprendente: l’evento viene spesso dipinto come una vittoria “delle macchine” contro l’uomo (anche su Nova si è letto un “Forza Lee!” in un recente articolo). Peccato che “le macchine” non si siano sviluppate da sole.

Il successo di AlphaGo è in realtà il sucecsso di un vasto team di ricercatori e sviluppatori – che salvo prova contraria fanno parte del genere umano. Si tratta di un enorme successo dalle conseguenze potenzialmente rivoluzionarie: tiferemmo ancora contro “le macchine”, il giorno in cui inventeremo algoritmi in grado di fare diagnosi più accurate di qualsiasi medico umano?

Le differenze tra il campione Lee Sedol e AlphaGo restano ovviamente abissali: come direbbe il filoso John Searle “AlphaGo ha vinto, bene, ma AlphaGo sa di aver vinto?”. Il software AlphaGo non ha nessuna forma di consapevolezza, nessuna vera e propria autonomia che esuli dalla tavola da gioco che gli si presentava davanti.

Dopo questo traguardo dovremo certo rivedere al ribasso le previsioni sull’arrivo di un’intelligenza artificiale super-umana, capace di agire in un numero sufficiente di ambienti e risolvere problemi diversi (30-50 anni?), e tutto questo grazie ad un avanzamento spaventoso negli ultimi due o tre anni, dovuto in parte alla competizione tra le grandi aziende informatiche dell’ultimo decennio. Ma anche se fossimo capaci domani di inventare e costruire un’entità che ci sorpassi in tutto, non avremo fatto altro che dimostrare una volta di più l’incredibile potenziale di inventiva, creatività e tecnica che il genere umano possiede. Insomma, per stare dalla parte dell’uomo bisogna tifare AlphaGo!