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I Panama papers e l’invasione dei bots su Messenger

Pochi giorni fa Facebook ha presentato i suoi piani, o meglio la sua visione, per i prossimi dieci anni. Tra i tanti aspetti che avranno un impatto più o meno importante sulle nostre giornate, il più immediato è l’apertura di Messengers ai bots. Un bot è un profilo Facebook associato ad un software, che agisce da risponditore automatico e interattivo. A breve ci troveremo a discutere con loro su per scoprire cosa c’è da fare in città stasera, ci ricorderanno di quali eventi su Facebook ci stiamo per dimenticare, e ci aiuteranno a risolvere un problema con la linea telefonica o la lavatrice. Il meccanismo era già stato testato su Telegram, ma il numero di utenti della piattaforma di Messenger permette di testare e migliorare bots fondati su tecniche di apprendimento automatico, rendendoli in grado di migliorare da soli il proprio servizio in base al feedback degli utilizzatori.

Fantastico. Ma questo significa anche che non appena un bot sufficientemente economico ed affidabile impara a leggere i manuali di problem solving di un’azienda ed a spiegarli agli utenti, la maggior parte dei call center chiuderanno i battenti. Certo lavorare in un call-center è tendenzialmente stressante e mal pagato, forse uno dei peggiori lavori della società contemporanea, ma permette a tante persone di superare un momento di difficoltà, cambiare lavoro, o è semplicemente tutto quello che si trova. Difficile credere che tutti gli ex-impiegati di call center si re-inventeranno come programmatori di bots per Messenger.

Un’altra ragione per arrestare uno sviluppo tecnologico fuori controllo? No, un’altra ragione per smettere di focalizzare il dibattito politico sulla creazione di impiego, e incominciare a sperimentare nuovi strumenti di redistribuzione della ricchezza, a partire da forme più o meno semplici di reddito di base.

Sorrisini tra il pubblico e domanda di rito: “e da dove dovrebbero arrivare i soldi?”.

Qualche settimana fa l’ICIJ, un’associazione no-profit di giornalismo investigativo, ha lanciato lo scandalo dei Panama papers. Somme stratosferiche di denaro sottratte al fisco globale, e connessioni nemmeno tanto nascoste tra finanzieri, politici, terroristi e imprenditori. L’Italia non è molto ben rappresentata in questa storia, non tanto nei dati ma nei giornali che li stanno analizzando (soltanto l’Espresso ha pubblicato un articoletto qualche giorno fa, contro una copertura giornaliera di Le Monde da due settimane a questa parte). E l’invasione dei bots su Facebook?

Un articolo di opinione del Guardian fa due conti e scopre che per gli Stati Uniti basterebbe tassare una piccola parte di questo capitale nascosto per ottenere un reddito minimo modesto, ma garantito per ogni cittadino. Tecnologie come i bots si sono dimostrate molto redditizie per gli investimenti in capitale, ma anche molto efficaci nell’eliminare posti di lavoro. Oggi più che mai il circuito di redistribuzione della ricchezza deve essere garantito e senza perdite. I soldi per finanziare la transizione verso una nuova concezione del lavoro e una nuova società ci sono. Basta andare a prenderli.

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[Approfondimenti: una lunghissima discussione su Reddit che analizza l’articolo del Guardian]