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Eleggiamo i senatori a caso, ma veramente a caso

Nel momento di cambiare le regole del gioco – concepire una nuova legge elettorale o un nuovo assetto istituzionale – bisogna saper guardare lontano e considerare tutte le possibilità, ma davvero tutte. Anche quella di eleggere a caso i nostri senatori. Ma a caso per davvero: con una bella urna decorata e tanto di valletto o valletta bendata che estragga le palline colorate.

Un recente libro di David van Reybrouk parte dalla constatazione – ormai condivisa da tanti – che la democrazia contemporanea è malata. In “Contro le elezioni” (traduzione mia) van Reybrouk sostiene che né i governi tecnocratici, né le recenti spinte populiste, né i promotori della democrazia diretta, sono stati in grado di proporre soluzioni efficaci. Perché non si concentrano sul vero problema della democrazia contemporanea: le elezioni.

Nonostante il carattere sacro che è stato loro giustamente donato – l’espansione della democrazia è probabilmente dovuta in gran parte all’introduzione di elezioni – il meccanismi elettorali non sono più uno strumento adatto a raccogliere l’espressione della volontà dei cittadini. Van Reybrouk identifica una delle possibili cause nel passaggio da una sfera pubblica ristretta e spesso elitaria, tipica degli ultimi due secoli, a modelli di organizzazione della società sempre più “orizzontali”.

La soluzione proposta è semplice: sostituire almeno in parte il meccanismo elettorale con una scelta aleatoria dei nostri rappresentanti. In altre parole, comporre un’assemblea estraendo a caso i nomi di un certo numero di persone dalle liste elettorali, o da liste più ristrette. Non sarebbe la prima volta nella storia: i meccanismi governativi di Atene, Venezia, Firenze e del regno di Aragona contenevano diverse forme di selezione aleatoria.

Non immaginiamoci di poter passare una serata sul divano a guardare il quizzone del momento, per veder estrarre da un’urna il proprio nome e festeggiare con gli amici al bar una nuova vita a Roma, con tanto di superstipendio e accesso ai palazzi del potere. L’idea è piuttosto di integrare una parte delle istituzioni con un’assemblea non elettiva ma generata in maniera aleatoria (cioè tramite estrazione casuale), che possa dedicarsi a progetti di lunga durata ma alla portata di qualunque cittadino, dopo un’adeguata preparazione: ecologia, grandi temi sociali, leggi elettorali…

Eleggere i propri rappresentanti in maniera aleatoria potrebbe permettere alla società e alla politica di ritrovare la progettazione a lungo termine, la cui scomparsa sembra essere uno dei peggiori sintomi della crisi della democrazia contemporanea. Una sorta di assembla costituzionale permanente, libera dal giogo elettorale. L’idea è troppo affascinante per non poterla accarezzare. C’è spazio per qualche ulteriore riflessione prima del referendum autunnale?

[Approfondimenti. Il libro “Contre les élections” è disponibile liberamente in pdf (qui nell’edizione in francese). Qui delle slides in inglese che ne riassumono il contenuto (un ringraziamento all’autrice Florence Bannay).]