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La Casa Bianca si prepara all’arrivo dell’intelligenza artificiale con largo anticipo

C’è ancora chi scommette sul futuro, nonostante i recenti nubifragi di notizie poco rassicuranti sul mondo, e con grande serietà si prepara a cambiamenti potenzialmente epocali. La Casa Bianca, tramite il suo ufficio di politica scientifica e tecnologica, ha organizzato tra maggio e giugno una serie di quattro incontri per “prepararsi al futuro dell’intelligenza artificiale”. Scopo della serie di incontri è di informare e consigliare i legislatori, in modo da indirizzare la ricerca e l’innovazione tecnologica verso un’intelligenza artificiale che sia “sicura, equa e sostenibile”. Ogni incontro ha previsto dei seminari privati tra esperti del settore, accademici, industriali e politici, accompagnati da un dibattito pubblico.

Una simile serie di incontri è stata organizzata in passato soltanto una volta, sul tema della privacy e in reazione alle rivelazioni di Edward Snowden. Il report che ne uscì è ancora oggi influente, e questa è anche l’ambizione dei quattro incontri sul futuro dell’intelligenza artificiale, i cui organizzatori contano di pubblicare in autunno un rapporto destinato al futuro inquilino della Casa Bianca.

Il quarto incontro, dedicato alle conseguenze sociali ed economiche dell’intelligenza artificiale (AI Now), offre spunti parecchio interessanti. Mette in guardia, ad esempio, contro la fortissima asimmetria di informazione tra chi possederà la maggior parte delle tecnologie di IA e chi ne resterà fuori. Investire sull’open source potrebbe essere una delle soluzioni per appianare quest’ulteriore disuguaglianza.

La sanità sembra essere “the next big thing” nel settore delle applicazioni intelligenti, con Google e IBM che hanno già lanciato progetti di diagnosi automatica e applicazioni di assistenza medica personalizzata. Il grosso problema in questo ambito è l’accessibilità non uniforme ai dati per certe parti della popolazione, accesso tendenzialmente proporzionale al reddito. Una eterogeneità che si riflette sull’accuratezza degli algoritmi fondati su approcci di apprendimento automatico, la cui precisione dipende dalla qualità e dalla quantità di dati disponibili per l’addestramento. L’esempio classico è il problema dell’algoritmo di face recognition di Google Photo: essendo addestrato su un database contenente per la maggior parte foto di bianchi, come sono la maggior parte degli utilizzatori di Google Photo, ha suggerito “gorilla” sulla foto di una ragazza nera, generando non pochi scandali.

Per quanto riguarda il futuro del lavoro, la Casa Bianca stima che l’80% degli impieghi non specializzati (quelli pagati meno di 20 dollari l’ora) saranno automatizzati, e come esempio chiave citano di nuovo il mondo dei trasporti. Le cifre scendono al 4% per i lavori più specializzati (quelli pagati da 40 euro in su), sollevando di nuovo il problema delle disuguaglianze sociali. Viste le reazioni non uniformi e spesso conflittuali date dai diversi stati europei sul tema dei rapporti tra tecnologia e mondo del lavoro (vedasi il capitolo Uber), non sarebbe il caso di cominciare a porsi queste domande anche sul vecchio continente?

[Il contenuto dei quattro incontri è stato presentato durante la conferenza IJCAI-2016 a New York, per ottenere più approfondimenti bisognerà aspettare l’uscita del rapporto in autunno]