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Le elezioni: l’ultimo baluardo della società analogica?

A partire dall’avvento di Internet la società contemporanea ha trasformato un gran numero di interazioni sociali in procedure algoritmiche. Esempi? Il classico passaparola con cui ci informavamo su quali libri leggere, quali artisti ascoltare, o quali negozi fossero più o meno cari, sostituito dai sistemi di raccomandazione (per capirci, i suggerimenti di Amazon sui prodotti “spesso comprati insieme”). Altro esempio, l’utilizzo di siti e app di incontri invece che delle reti sociali “fisiche” (non i social media) per fare nuove amicizie o per trovarsi un partner per un weekend o per la vita. Come è dunque possibile che le elezioni resistano ancora a questo processo di algoritmizzazione?

Nonostante ogni anno appaiano sempre più siti, app o piattaforme che promettono di rivoluzionare la politica, o anche soltanto di aiutarci a decidere dove andare a mangiare una pizza tra amici, sembra che l’unica app veramente di successo sia Doodle. Per chi non la conosce è un’app per pianificare riunioni: una decisione tipicamente di bassa importanza e decisa con un metodo semplicissimo (la data con il massimo delle disponibilità viene suggerita come la migliore).

Eppure la tecnologia esiste e le idee non mancherebbero. Si potrebbero immaginare piattaforme di crowdfunding per politiche pubbliche (bilancio partecipativo 2.0), sistemi di valutazione rapida di candidati in base ad idee chiave, piattaforme di argomentazione per co-creare programmi politici… Ci sono dunque problemi intriseci allo sviluppo di simili applicazioni, o semplicemente l’idea giusta non è ancora arrivata? (Resta da chiedersi se poi vogliamo che arrivi, ma questo è un altro discorso.)

Tra le possibili cause di questa tenace resistenza citerei innanzitutto la sacralità delle elezioni: sembra esserci qualcosa di sbagliato nell’esprimere il nostro voto su uno smartphone mentre siamo in metro. Da un punto di vista meno sociologico, i problemi legati alla sicurezza dei sistemi informatici sono a giusta causa menzionati in ogni dibattito. Ma non è chiaro che differenza ci sia con l’uso di internet-banking, anche da smartphone, con rischi ben più immediati e diretti per l’utilizzatore. Altro freno potrebbe essere la perdita di tempo che deriverebbe da dover (poter, essere portati a) partecipare a sempre più decisioni collettive. In fondo è più comodo pensarci una volta ogni quattro o cinque anni. Potrebbe anche entrare in gioco un aumento della responsabilità percepita, siccome i sistemi di voto on-line sono spesso troppo trasparenti. Altre idee?