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Di nuovo di turno a Natale?

I miei amici medici spesso impazziscono nel dividersi turni e guardie al lavoro. Mi immagino interminabili discussioni su whatsapp, scambi di favori, arrabbiature che non passano mentre si rientra dal lavoro. Procedure di decisione ambigue, in cui è facile ricorrere sempre alle solite persone per i turni peggiori, in assenza dell’ultimo arrivato a cui rifilarli.

Procedure ambigue servono tipicamente a mascherare e a proteggere strutture di potere preesistenti. Quello che serve sono nozioni di equità oggettive e verificabili, che se da un lato hanno il torto di apparire sterili e complicate, dall’altro hanno il pregio di fare esattamente quello che dicono (e di poter essere attaccate e cambiate se non lo fanno).

Proviamo ad analizzare il problema dell’equità nella distribuzione di turni, o di attività più in generale.

Prendiamo dunque un insieme di attività o compiti da effettuare, nel nostro caso un insieme di turni (che possono essere ricorrenti). Vogliamo una procedura che distribuisca queste attività a un insieme di utilizzatori, nel nostro caso dei medici. La specificità del problema è che ogni utilizzatore ha una sua propria preferenza sull’insieme dei compiti da effettuare. Togliamoci dalla testa che esistano “turni oggettivamente peggiori”: c’è chi a Natale non vede l’ora di trovare una scusa per scampare al pranzo coi parenti, ed utilizzerà questa presunta oggettività per farsi pagar cara una sostituzione.

Quando dunque possiamo definire un’allocazione di compiti come equa? Il semplice fatto di lavorare lo stesso numero di ore, o di alternare i turni “oggettivamente peggiori”, genera procedure ambigue ed interminabili. Si dovrebbe invece cambiare paradigma e ragionare in termini di quantità di lavoro percepito. Possiamo ottenere questa informazione chiedendo ad ogni dottore e per ogni coppia di turni, quale preferisce e quale compromesso è in disponibile ad accettare.

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Per esempio, la dottoressa Rossi qui sopra preferisce il turno del giovedì sera a quello del martedì sera con un coefficiente di 4 (il martedì ha danza e non vuole saltare il corso), ma entrambi i turni sono preferibili al turno del sabato mattina con un coefficiente di 10 (il sabato deve tenere i figli del primo matrimonio).

A questo punto non resta che utilizzare questi dati per proporre un’allocazione dei turni che garantisca (durante un arco di tempo più o meno lungo in caso di turni ripetuti) l’equità della distribuzione. Non in termini di ore effettuate, che restano uguali per tutti, ma in termini di lavoro percepito. Spliddit, un’app sviluppata dalla Carnegie Mellon University e di cui abbiamo già parlato, propone una procedura di distribuzione di compiti basata su questo tipo di dati. L’equità della procedura, in caso di compiti ripetuti, è dimostrabile e le allocazioni proposte sono inoltre efficienti – ossia non è possibile modificarle senza che qualcuno degli utilizzatori ottenga un compito peggiore di quello a lui allocato dalla procedura.